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“Con una vecchia fotografia in mano, lo studente ebreo americano Jonathan Safran Foer intraprende un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che forse ha salvato suo nonno dai nazisti. Ad accompagnarlo il coetaneo Alex dell’agenzia “Viaggi Tradizione”, il nonno di lui quasi cieco e un cane puzzolente. Il racconto esilarante si alterna a una vera e propria saga ebraica che ripercorre la storia di un villaggio ucraino distrutto dai nazisti.”

 Nell’ incontro di maggio si è parlato del primo libro scritto dall’americano Jonathan Safran Foer.
L’opera descrive il viaggio compiuto da Foer alla ricerca delle proprie origini ebraiche.
Durante la riunione le lettrici si sono trovate d’accordo nell’ affermare la difficoltà nel comprendere molte parti del testo. Questa difficoltà è legata allo stile creativo dell’autore che utilizza termini e espressioni particolari, spesso di difficile interpretazione.
Il libro (il primo, scritto dall’autore) è stato considerato “inferiore” rispetto alle altre opere dell’autore.

Una lettrice dopo l’iniziale fatica nel leggere le prime pagine, causata da un linguaggio senza senso voluto dall’autore, ha cominciato lentamente ad apprezzare il libro in quanto questo affronta uno dei problemi più grandi di coloro che sopravvissero all’Olocausto cioè il tema dell’angoscia del continuare a vivere.

Un’altra lettrice ha trovato il libro complicato e poco chiaro e proprio queRisultati immagini per ogni cosa è illuminatasta motivazione l’ha spinta a lasciarlo a metà e a non proseguire la lettura.  Nonostante ciò questa lettrice ha voluto capire meglio il libro, andando a vedere il film “Ogni cosa è illuminata” e in tal modo ha potuto comprendere meglio il libro.

Un’altra lettrice non ha apprezzato questo testo, per il modo in cui Foer alterna modi comici e modi tragici tipici della cultura ebraica yiddish. Lei ha trovato però interessante la capacità dell’autore di partire da una storia (quella sulla scoperta delle sue origini) per poi svelare altre storie passate di  uomini (ad esempio la storia del nonno cieco di Alex) che hanno affrontato momenti sconvolgenti e drammatici nella storia del novecento.
 

 

 

 

 

 

«Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall’essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più downloadscandalosa ricerca. »

 Il libro è una raccolta di articoli che Pier Paolo Pasolini pubblicò sulle colonne del “Corriere della Sera”, “Tempo illustrato”, “Il Mondo”, “Nuova generazione” e “Paese Sera”, tra il 1973 ed il 1975 e che comprende una sezione di documenti allegati, redatti da vari autori.

Si tratta di una raccolta di interventi il cui tema centrale è la società italiana, i suoi mali, le sue angosce. Pier Paolo Pasolini, figura solitaria, lucido analista, crudo e sincero, si scontra con quel mondo di perbenismo e conformismo che è responsabile del degrado culturale della società.

Scritti corsari è risultato il primo libro che ha provocato una spaccatura all’interno del gruppo di lettura. Da una parte c’è stato chi ha ritenuto il libro interessante e profondo, dall’altra invece ci sono state critiche poiché è sembrato un libro pesante e con idee troppo lontane dalla visione delle lettrici.
Le lettrici che hanno dato un’opinione negativa del libro ritengono che   Pasolini enfatizzi troppo il mondo contadino di quando era bambino. Viene criticato questo attaccamento a un mondo che non esiste più e che enfatizza in maniera eccessiva.
La società contadina raccontata dai nonni delle lettrici era ben diversa da come la descrive Pasolini, in quanto la vita era difficile e piena di sacrifici. Una società dove la figura della donna era particolarmente sottomessa.
Pasolini vede il passato con punte di estrema nostalgia rispetto al suo presente, in quanto vive in una società completamente trasformata in cui non si riconosce.
Le lettrici trovano negli articoli di Pasolini un forte astio e sofferenza per la sua condizione di omosessuale che in quegli anni lo portano ad essere etichettato come un individuo “non normale”.
Questa sua situazione personale lo porta ad avere un forte rancore nei confronti della società che rifiuta tutto ciò che non si conforma e verso gli intellettuali dell’epoca.Egli ritiene che la società basata sul consumismo sia il nuovo fascismo (termine che usa per tutti gli aspetti negativi della società), e per questo considera la società comunista una realtà migliore in quanto priva del consumismo.
In questa sua concezione della realtà Pasolini cerca di negare la cruda verità ossia che il mondo comunista non rappresenta un paradiso del lavoratore come proclamato per tanti anni dalla sinistra italiana ma un mondo di povertà dove i pochi soldi degli operai erano spesi solo per il cibo.

Per alcune lettrici invece libro è risultato interessante in quanto hanno precipito la forte sensibilità e il dolore che l’autore viveva in quegli anni. Un dolore che lo portava a scontrarsi con la realtà.Una capacità che lo ha reso un profeta in quanto aveva ben visto come il consumismo e l’omologazione avrebbero dominato la vita delle persone. Una lettrice ha rivalutato il libro di Pasolini dopo averlo riletto a distanza di tanti anni in quanto è riuscita a comprendere meglio i pensieri e le emozioni dello scrittore.

Il prossimo incontro sarà martedì 2 maggio si discuterà “Ogni cosa è illuminata ” di Jonathan Safran Foer.

 

 

 

 

“In una cittadina del Sudafrica Martha si trova a gestire il proprio matrimonio, avvenuto da pochi giorni. Ha lasciato la vita libera della fattoria per vivere l’elettrizzante esperienza della città, e qui si è sposata, a diciannove anni, senza troppo interrogarsi sui suoi desideri e sul suo futuro. Presto, tuttavia, il ménage familiare e la vita sociale diventano molto più complicati di quanto non avesse supposto. Il marito si fa catturare dall’avventura della guerra e parte. Martha si trova così ad affrontare un periodo di meditazioni e di tentazioni che la porteranno a mettere in discussione quel matrimonio che solo poco tempo prima le era sembrato l’unica scelta di vita desiderabile.”

 

“Un matrimonio per bene” è uno dei primi romanzi di Doris Lessing nel quale autrice mette molto di sé stessa. Per il gruppo di lettura questo è il terzo libro letto della Doris e per tutte le lettrici è risultato inferiore rispetto ai precedenti libri.

La storia parte molto lentamente e risulta inizialmente noiosa e priva di interesse.

Il libro si incentra sul matrimonio di Martha, una giovane ragazza nata in Rhodesia (oggi Zimbwai) ma di origini inglesi, che si trovare a vivere in base a scelte fatte più per motivi sociali che per veri motivi di cuore.9788807812484_quarta.jpg.600x800_q100_upscale

Martha è per molte lettrici una ragazza viziata, incapace di compiere scelte importanti, infatti sono spesso le persone vicino a lei a spingerla nelle decisioni.

Il libro non riesce a catturare il lettore in quanto si focalizza troppo spesso sulla vita matrimoniale di Martha, la quale viene descritta in maniera noiosa e lasciando da parte gli argomenti più interessanti come ad esempio la schiavitù(apartheid) o la nascita di movimenti comunisti.

Solo verso la metà del libro la storia comincia ad essere interessante, soffermandosi maggiormente sugli aspetti politici e sociali del paese.
Il libro non riesce a catturare l’attenzione come quelli precedenti, l’unico aspetto che colpisce è la descrizione della colonia inglese, la quale risulta diversa e assai lontana come stile di vita da quella della madrepatria. La generazione di Martha risulta lontana e diversa da quella dei soldati inglesi che giungono in Sud Africa per la guerra. Questi ragazzi vengono descritti come se fossero degli estranei invece che dei connazionali. Nella colonia inglese la cultura anglosassone si rispecchia ormai solo nelle case di stile vittoriano e nelle sue vie ma risulta lontana dai cuori e dai pensieri dei coloni.

Il prossimo incontro sarà martedì 28 marzo si discuterà “Scritti corsari ” di Pier Paolo Pasolini.

 

 

Anni fatti di speranze, di lotte, di sofferenze. Di Grandi Sogni. Sono gli anni sessanta e il clan Lennox sembra non volersi o non potersi risparmiare nessuna contraddizione. I giovani, che rompono i tradizionali vincoli e chiedono libertà, vengono considerati dalle generazioni più vecchie come persone seriamente danneggiate. E Julia, la matriarca del clan, ne conosce anche il motivo: “Non è possibile passare attraverso due orribili guerre e poi dire: ‘È finita, adesso si torna alla normalità’. Si sono accartocciati, i nostri figli, sono figli della guerra”.Doris

Il primo incontro del 2017 si apre con il secondo libro di Doris Lessing.
Il dibattito entra subito nel vivo con il confronto tra gli anni sessanta descritti nel libro e l’esperienza diretta delle lettrici, dove emergono esperienze simili e altre molto distanti.
Per tutte le lettrici il libro ha rappresentato un tuffo nel passato, ricco di esperienze diverse fra loro ma legate da un filo comune: il fatto che furono anni di profonda trasformazione dei costumi  all’interno della società.

Durante gli anni sessanta alcune lettrici furono fortemente influenzate dai movimenti giovanili studenteschi guidati da carismatici leader con idee contestatrici e rivoluzionarie, molti dei quali poi, negli anni successivi, rinnegheranno tali valori perseguendo uno stile di vita opposto.
Una lettrice, in particolare, si è sentita pervadere durante la lettura dall’idea di un cambiamento radicale.

Lei durante la giovinezza aveva il desiderio di lasciare la casa dei suoi genitori e di vivere una vita indipendente. La casa dove andò poi a vivere con il marito era una casa “aperta”, dove per certo periodo ospitò un ragazzo che aveva diversi problemi con la legge.
Nonostante ciò la lettrice ritiene che adesso non farebbe più questa scelta in quanto in una casa esistono pur sempre delle regole da rispettare e spesso la convivenza può diventare difficile.

Le lettrici si sono focalizzate sul messaggio fondamentale che trasmette il libro cioè  che la libertà senza vincoli produce nelle persone più male che bene.
Il libro non è stato esente da critiche, ad esempio secondo una lettrice Doris Lessing è riuscita ad individuare i caratteri dei vari  personaggi ma da un punto di vista storico non approfondisce il rapporto causa/effetto di quegli anni tempestosi. Inoltre la lettrice ritiene che il messaggio del libro sia  negativo in quanto  dimostra il misero fallimento di un sogno.

Per le altre lettrici invece questo libro è un romanzo e perciò non si può analizzare da un punto di vista storico in quanto vengono descritti e analizzati i pensieri dei  personaggi.
Le lettrici hanno poi confrontato la loro generazione con la generazione giovanile attuale evidenziando come oggi i giovani vivono in uno stato di inerzia che li porta a non essere veri protagonisti della loro vita.

In conclusione il libro di D. Lessing ha colpito positivamente la maggior parte delle lettrici, facendo affiorare i ricordi del loro passato giovanile e ognuna di loro ha potuto riviverli e confrontarsi con tali problematiche.
In particolare il titolo del libro “Il sogno più dolce” ha portato le lettrici a riflettere in maniera consapevole sul valore di questo sogno di rivoluzione che si è rivelato poi una chimera.

Il prossimo incontro si terrà martedì 28  febbraio si discuterà “Un matrimonio per bene” di Doris Lessing.

 

Una lite violenta tra i genitori manda in frantumi il paradiso infantile dell’autrice causandole un brutale senso di vergogna. Un lacerante dramma familiare, un trauma profondo che rimane dentro di lei e che ora riaffiora in una confessione spietata. L’onta, la sofferenza che nascono dal raffronto con lo “sguardo degli alt
ri” accendono in lei il desiderio di ribellarsi, la voglia fortissima di recidere i suoi legami con quel mondo.

Il libro di Annie Ernaux ha suscitato un interessante e acceso dibattito. Il tema del libro è incentrato sulla vita dell’autrice, in particolare sul periodo dell’infanzia e dell’adolescenza in una continua ricerca di riscatto sociale ed emancipazione.

Poche lettrici hanno apprezzato questo libro sottolineando l’importanza del ricordo. Il libro ha stimolato la riflessione delle lettrici intorno al proprio passato, favorendo un interessante dibattito sulla dimensione adolescenziale, confrontandola a quella dell’autrice.

L’ontRisultati immagini per l'onta annie ernauxa è risultato essere un libro noioso e fastidioso per molte lettrici a causa della visione pessimistica della vita, con l’eccessivo soffermarsi sul tema della classe sociale che le lettrici non condividevano. É stato percepito come fastidioso l’odio dell’autrice nei confronti della sua situazione sociale e verso la sua famiglia in quanto non ha apprezzato gli sforzi dei genitori di migliorare la sua vita quindi è stata vista come un’ingrata.

Il libro sembra non coinvolgere completamente il lettore e non crea un vivo interesse nella lettura.

Le lettrici si aspettavano di più da questo libro in termini emotivi ma nonostante ciò c’è stato chi ha avuto l’occasione di riflettere sulla propria infanzia e sui valori tramandati dalla propria famiglia.

Ci sono state lettrici che si sono rispecchiate nella vita dell’autrice in quanto hanno rivissuto attraverso la lettura la propria infanzia e adolescenza e il rapporto con i genitori. I fatti narrati nel libro si sono svolti negli stessi anni in cui molte lettrici erano adolescenti e ciò ha portato loro ad un confronto con diversi valori rispetto a quelli proposti.

Interessante è la riflessione sulla situazione sociale/economica dell’autrice nel confronto con la propria, emergono quindi spesso due mondi diversi e una sensibilità differente.

Il prossimo incontro si terrà martedì 13 dicembre si discuterà “Diario di Jane Somers” di Doris Lessing.

arton144751Trama:

Una madre e una figlia affrontano insieme l’ultimo viaggio verso un paese ignoto: il paese della malattia e della morte. Quando l’anziana ma vitale madre si ammala, la figlia si trova davanti a una realtà sconosciuta che si rivela sempre più difficile: la solitudine, la sofferenza e lo smarrimento della malata ma anche l’inospitalità della medicina, le contraddizioni dei medici e la loro incapacità di considerare una persona ferita nel corpo e vicina alla morte un essere umano a tutti gli effetti, un soggetto e non un oggetto.

L’Estranea” di Elisabetta Rasy segna l’apertura della stagione degli incontri del gruppo di lettura 2016/2017, ma lettura estiva non semplice
Il libro si focalizza sul tema forte e tragico della malattia e su quello della morte. Questo volume si è rivelato una piacevole conferma della bravura della scrittrice.
La maggior parte delle lettrici sono rimaste affascinate dallo spaccato di vita quotidiana delineato dalla scrittrice.
Il libro è denso di spunti riflessivi ed è in grado di analizzare gli aspetti di sofferenza che caratterizzano la vita di ogni uomo.
Molte lettrici sono rimaste colpite positivamente dalla capacità dell’autrice di scavare in profondità nell’animo umano descrivendo aspetti della vita nella quale loro stesse si rispecchiavano.
Elisabetta Rasy è in grado di descrivere in profondità la psiche dei numerosi personaggi senza tralasciare il fondamentale rapporto madre-figlia. L’autrice riesce a delineare la storia, in maniera non fredda e distaccata, ma “vicina” alla lettrice, favorendo l’immedesimazione nei personaggi.
Il libro conduce ad una riflessione sulla propria vita in quanto affronta il tema della malattia che purtroppo tocca la vita di ciascuno di noi e dei nostri cari e che difficilmente si è in grado di affrontare con determinazione e positività.
Per questo volume non ci sono stati solo apprezzamenti positivi ma anche qualche critica e osservazione.
Alcune lettrici hanno evidenziato difficoltà nella lettura, in particolare il dovere affrontare un tema tanto pesante e molto vicino al loro vivere quotidiano.
Il punto di vista della scrittrice sulla malattia della madre sembra trasmettere un messaggio negativo che annulla ogni speranza, e porta i lettori ad avere una visione pessimistica della malattia.
Manca infine un progetto positivo per “combattere” la malattia che possa aiutare ad affrontare questo ostacolo con maggior serenità. Ma questo forse è lasciato a ogni lettrice o lettore.

Prossimo incontro si terrà martedì 9 novembre si discuterà “L’onta” di Annie Ernaux.

Fabio Rossi, giornalista svizzero trentenne, si sveglia in una camera d’ospedale e rapidamente si rende conto di due cose: la prima è che qualcuno lo ha malamente colpito in testa, la seconda è che il trauma gli ha provocato una perdita di memoria: gli ultimi cinquanta giorni della sua vita sono scomparsi. Inizia allora il tentativo di ricostruire quella parte mancante di sé ma presto la domanda che lo tormenta di più è se sia peggio dimenticare o ricordare. Già, perché le tante domande trovano risposte davvero inquietanti. Sullo sfondo di una Svizzera ricca e corrotta, una ricerca di sé che si tinge di giallo.

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Alla maggior parte delle lettrici il libro non è piaciuto: è sembrato troppo superficiale e “leggero”. Il tema della perdita della memoria è trattato in modo banale: secondo le lettrici ci sono altri libri che approfondiscono meglio. E’ un libro che si legge e si dimentica immediatamente. Una parziale giustificazione si può trovare nel fatto che l’autore è uno scrittore per il cinema e la televisione, e in effetti il libro ha dei “tempi” molto adatti ad una scrittura cinematografica più che ad una scrittura letteraria. Non è piaciuto anche il modo in cui vengono descritti i rapporti con le donne. Il protagonista le “usa” e basta.

Alcune lettrici obbiettano che anche se è un libro “leggero” questo non è necessariamente un difetto, ci sono comunque spunti di riflessione intorno ai temi della perdita di memoria, dei rapporti di amicizia, delle contaminazioni alimentari; anche la descrizione che viene fatta della corruzione presente in svizzera è interessante e dà una diversa inquadratura su come invece è normalmente vista in Italia questa nazione. Insomma per queste lettrici nessuna lettura è inutile.

Una lettrice introduce il discorso in merito alla qualità e alle aspettative rispetto a quello che si legge. Cita una serie di conferenze sulla lettura che sta seguendo al  Teatro Litta che trova molto interessanti. In queste conferenze viene presentato una autrice alla volta che viene analizzata attraverso sia tutta la produzione letteraria ma anche facendo riferimento alla biografia dell’autrice stessa.

Inoltre aiuta sicuramente nella comprensione di un testo avere un riferimento alla vita personale dell’autore perchè permette di inquadrare, e quindi di capire meglio, certi temi, certi aspetti. Così come in questo libro di Suter è importante sapere che lavoro fa, per avere una maggior comprensione del suo stile.

Alcune lettrici obbiettano che per loro far parte di un gruppo di lettura significa avere spunti nuovi sulle cose da leggere, altrimenti ci si adagia solo nelle cose che più o meno si conosce già.

Si ma quale deve essere lo scopo di un gruppo? Fare da solo passaparola sui libri forse non è sufficiente, alcune sentono il bisogno di maggior approfondimento. E’ richiesta anche un impegno costante: il creare un gruppo stabile che legge, si incontra e discute; altrimenti c’è il rischio di spaesarsi e di non costruire una maturazione del gruppo.

Ci possono essere diversi tipi di scelte intorno ai libri: o scegliere un tema e vedere come quetso tema è stato affrontato da autori diversi , come fatto fino ad ora, pure di concentrarsi su un autore.

La proposta quindi è di leggere un libro con l’inquadratura rispetto all’autore, capire chi è, e non fermarsi ad un solo libro. Invece di seguire un filone come quello della amicizia, come abbiamo fatto fino ad ora, insistere, approfondire un autore attraverso qualche opera per capire se la sua vita, i temi che la attraversano possono darci qualche spunto per comprendere meglio la sua scrittura.

A tutte le lettrici piace molto questa svolta che viene data al gruppo di lettura, ci si impegnerà ad essere maggiormente trainanti all’interno del gruppo cercando di fare un salto di qualità.

L’obbiettivo potrebbe essere anche quello di creare dei momenti aperti all’esterno in cui si propongono delle letture su un tema (o su un autore)

Dopo alcuni brevi confronti si decide di provare a leggere l’opera di Alan Bennet , e di rivedersi dopo le vacanze estive per discuterne