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Macomber non sapeva come si fosse sentito il leone prima di attaccarli, ne durante l’attacco quando la sberla incredibile del 505, con una velocità iniziale di due tonnellate, lo aveva colpito alla bocca, ne cosa lo spingesse ad avanzare dopo il colpo, quando il secondo scoppio lacerante gli aveva fiaccato i quarti posteriori e lui aveva continuato a strisciare verso l’oggetto assordante e sterminatore che lo aveva distrutto. Wilson ne sapeva qualcosa e lo esprimeva dicendo solo: «gran bel leone» ma Macomber non sapeva nemmeno cosa pensasse Wilson della situazione. Non sapeva nemmeno come la pensasse sua moglie, a parte il fatto che con lui aveva chiuso.

La breve vita felice di Francis Macomber

Ernest Hemingway

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L’incontro che si è svolto presso la biblioteca comunale di Melegnano in data 12 gennaio ha visto il gruppo di lettura 1 confrontarsi sulla prosa e sui temi presenti nell’opera “I quarantanove racconti” di Hemingway, un classico della letteratura americana del 900. Durante l’incontro è emerso come Hemingway sia ricorso a toni molto asciutti, forti, e diretti nell’affrontare questi temi, tipico del suo stile e forse emblematico della sua prosa. La freddezza e l’oggettività con cui sono descritti gli eventi è stato trovato quasi asettico, poco toccante, e capace di trasportarti là dove vuole portarti l’autore, attraverso immagini vivide e paragonabili a quelle di un accurato realismo fotografico, ma per osservare le cose attraverso un gelido specchio che ambisce all’imparzialità del giudizio, finendo di fatto per stimolarlo in chi legge. Si è trattato tuttavia di un aspetto colto da diversi membri del gruppo di lettura come sorprendente, in quanto capace di stupire il lettore attraverso il non detto di chi scrive. Poco attuale è stato sentito il tema della tauromachia così come l’antifemminismo che spesso caratterizza la produzione letteraria di questo autore, e in particolar modo le opere della sua maturità. Tutti si sono trovati concordi nel riconoscere la carenza di subordinate nel testo a favore di una scrittura che si struttura su coordinate dai tratti giornalistici e alle quali si rimanda l’effetto narrativo conciso e scorrevole dell’opera. Fra i temi emersi più apprezzati è stato evidenziato il valore semantico del racconto “Il ritorno del soldato” in cui Hemingway affronta l’esperienza del mentire. Ciò che le lettrici hanno colto è la centralità della sofferenza verso la conquista di una consapevolezza fondamentale nel mostrare all’uomo l’importanza di una vita autentica, quale messaggio implicito, che è compito del lettore riuscire a cogliere. Nel racconto “Per chi suona la campana” è stato rilevato un particolare interessante nell’intento di mostrare l’umanità da una prospettiva del tutto differente, capace di far perno così sulla curiosità del lettore, attraverso una descrizione paesaggistica molto accurata. Per quanto poco amato sia stato il tema della corrida, una delle partecipanti ha portato l’attenzione sulla figura dell’uomo decadente e disprezzato che nel suo misurarsi in quel generale disprezzo emerge come l’uomo che si misura con se stesso, ad ogni costo, fino alla morte. Una figura eroica che trasforma la propria e inevitabile sconfitta in una vittoria del carattere. Un ulteriore accordo è emerso infine nel confronto sulle tematiche presenti nel primo racconto della raccolta titolato “La breve felice vita di Francis Macomber” è di fatti emerso essere il racconto in cui è possibile trovare la gamma più completa delle tematiche affrontate dall’autore con la sua maturità. Particolare attenzione è stata posta sul tema della caccia emblema della sfida fra la vita e la morte e della tensione che la caratterizza. Sfida che deve essere leale perché solo l’uomo autentico può dirsi coraggioso. La caccia, la corrida, la guerra, simboleggiano quindi il luogo emblematico in cui esorcizzare l’inevitabile confronto con la morte e la tensione che ne deriva, cui è necessario trovare una risposta coraggiosa e virile. Luoghi emblematici in cui l’uomo si confronta innanzitutto con se stesso. Inevitabile è risultato l’interrogarsi sull’attualità dell’opera e dei suoi contenuti. A una prima riflessione è emersa la dimensione culturale interventista in cui l’autore a cavallo fra le due guerre, attivismo e futurismo si trovava immerso. Educato alla caccia e cresciuto a intimo contatto con la natura fin da bambino. D’altra parte è stata riconosciuta la dimensione personale di una tale predisposizione agonistica del carattere. Il dibattito si è concentrato sulla dicotomia cultura-natura dell’individuo e sulla dimensione più intima di tale predisposizione che prende forma all’interno della costante dialettica tra formazione e temperamento del soggetto. Non è stato un caso quando una delle partecipanti ha ricordato la sua lettura della raccolta in età giovanile, riportando come il confronto con l’impressione colta a distanza di anni le sia stato imprescindibile. Tematiche e stile narrativo erano stati colti con maggior fervore al suo primo incontro con Hemingway e i suoi racconti, nei quali maggiormente riusciva a riconoscere le sue esperienze e le sue relazioni amicali. Attualmente ha sentito invece emergere la preferenza per il romanzo, rispetto al racconto, spesso troppo breve per riuscire ad appassionarla e incuriosirla. D’altra parte è stato riconosciuto e generalmente condiviso come lo stile conciso e scorrevole dell’autore abbia favorito la lettura dei testi. Racconti brevi che si è giunti a definire “perfetti in quanto tali”, capaci di arrivare al contenuto senza troppi giri di parole o “inutili fronzoli”. Racconti che, come un’opera d’arte, senza dire nulla riescono a mostrare ogni cosa.

Obiettivo e progetto annuale del gruppo di lettura si legano alla scelta di ripercorrere un excursus storico dei grandi classici della letteratura per cogliere attraverso di essi i cambiamenti sociali che hanno caratterizzato la nostra storia.

Prossimo incontro venerdi 16 febbraio, ore 15,30 presso la Biblioteca di Melegnano. Si apre il confronto su “Furore” il capolavoro letterario di John Steinbeck con cui l’autore sia aggiudicò l’ambito premio Pulitzer e opera che probabilmente contribuì a renderlo eroe letterario, premio nobel per letteratura nel 1962.

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“Per me scrivere è stato sempre cogliere, dal tessuto fitto e complesso della vita qualche immagine, dal rumore del mondo qualche nota, e circonadare di silenzio”

L’incontro conclusivo del gruppo di lettura prima delle vacanze estive si èdownload incentrato sui libri scritti da Lalla Romano, in particolar modo sui seguenti libri: “Ospite”, “Inseparabile” e “Nei mari estremi”.

Questi tre libri sono stati scelti perché hanno permesso alle lettrici di avere una visione più ampia e completa dell’autrice (criterio che è stato usato anche per gli altri autori) ed essendo libri poco corposi è stato possibile leggerli nell’arco di un mese di tempo.
Durante la riunione è emerso il difficile rapporto della scrittrice con suo figlio, un aspetto che si rivela grazie al carattere autobiografico dei suoi libri.

In nessuno dei tre libri viene descritto il figlio, che rimane nell’ombra della vita della scrittrice.
Proprio nell’ “Ospite”  l’autrice afferma di aver difficoltà nel gestire e rapportarsi con i bambini (il libro racconta la convivenza tra Lalla Romano con il nipotino Emiliano) in quanto le manca l’attitudine ad essere madre.

L’aspetto che ha convinto le lettrici è la capacità dell’autrice di saper scrivere in maniera armonica e fluida. Una scrittura che all’inizio sembra essere sviluppata in modo vecchio e apparentemente “disordinato” ma alla fine si rivela capace di conquistare il lettore.
Una lettrice ha sottolineato che questi libri mettono in evidenzia un egoismo inconsapevole dell’autrice in quanto emerge la tendenza di quest’ultima di voler essere al centro dell’attenzione.
Un egoismo non cattivo che la porta ad essere egocentrica ritenendosi più importante delle persone che le stanno intorno.
La riunione si conclude con la decisione di continuare a leggere altri libri dell’autrice durante l’estate.

Il prossimo incontro si terrà il 10 ottobre e si discuterà su altri tre libri (Maria, La penombra che abbiamo attraversato, Uomo che parlava da solo) scritti da Lalla Romano.

 

 

“Con una vecchia fotografia in mano, lo studente ebreo americano Jonathan Safran Foer intraprende un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che forse ha salvato suo nonno dai nazisti. Ad accompagnarlo il coetaneo Alex dell’agenzia “Viaggi Tradizione”, il nonno di lui quasi cieco e un cane puzzolente. Il racconto esilarante si alterna a una vera e propria saga ebraica che ripercorre la storia di un villaggio ucraino distrutto dai nazisti.”

 Nell’ incontro di maggio si è parlato del primo libro scritto dall’americano Jonathan Safran Foer.
L’opera descrive il viaggio compiuto da Foer alla ricerca delle proprie origini ebraiche.
Durante la riunione le lettrici si sono trovate d’accordo nell’ affermare la difficoltà nel comprendere molte parti del testo. Questa difficoltà è legata allo stile creativo dell’autore che utilizza termini e espressioni particolari, spesso di difficile interpretazione.
Il libro (il primo, scritto dall’autore) è stato considerato “inferiore” rispetto alle altre opere dell’autore.

Una lettrice dopo l’iniziale fatica nel leggere le prime pagine, causata da un linguaggio senza senso voluto dall’autore, ha cominciato lentamente ad apprezzare il libro in quanto questo affronta uno dei problemi più grandi di coloro che sopravvissero all’Olocausto cioè il tema dell’angoscia del continuare a vivere.

Un’altra lettrice ha trovato il libro complicato e poco chiaro e proprio queRisultati immagini per ogni cosa è illuminatasta motivazione l’ha spinta a lasciarlo a metà e a non proseguire la lettura.  Nonostante ciò questa lettrice ha voluto capire meglio il libro, andando a vedere il film “Ogni cosa è illuminata” e in tal modo ha potuto comprendere meglio il libro.

Un’altra lettrice non ha apprezzato questo testo, per il modo in cui Foer alterna modi comici e modi tragici tipici della cultura ebraica yiddish. Lei ha trovato però interessante la capacità dell’autore di partire da una storia (quella sulla scoperta delle sue origini) per poi svelare altre storie passate di  uomini (ad esempio la storia del nonno cieco di Alex) che hanno affrontato momenti sconvolgenti e drammatici nella storia del novecento.
 

 

 

 

 

 

«Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall’essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più downloadscandalosa ricerca. »

 Il libro è una raccolta di articoli che Pier Paolo Pasolini pubblicò sulle colonne del “Corriere della Sera”, “Tempo illustrato”, “Il Mondo”, “Nuova generazione” e “Paese Sera”, tra il 1973 ed il 1975 e che comprende una sezione di documenti allegati, redatti da vari autori.

Si tratta di una raccolta di interventi il cui tema centrale è la società italiana, i suoi mali, le sue angosce. Pier Paolo Pasolini, figura solitaria, lucido analista, crudo e sincero, si scontra con quel mondo di perbenismo e conformismo che è responsabile del degrado culturale della società.

Scritti corsari è risultato il primo libro che ha provocato una spaccatura all’interno del gruppo di lettura. Da una parte c’è stato chi ha ritenuto il libro interessante e profondo, dall’altra invece ci sono state critiche poiché è sembrato un libro pesante e con idee troppo lontane dalla visione delle lettrici.
Le lettrici che hanno dato un’opinione negativa del libro ritengono che   Pasolini enfatizzi troppo il mondo contadino di quando era bambino. Viene criticato questo attaccamento a un mondo che non esiste più e che enfatizza in maniera eccessiva.
La società contadina raccontata dai nonni delle lettrici era ben diversa da come la descrive Pasolini, in quanto la vita era difficile e piena di sacrifici. Una società dove la figura della donna era particolarmente sottomessa.
Pasolini vede il passato con punte di estrema nostalgia rispetto al suo presente, in quanto vive in una società completamente trasformata in cui non si riconosce.
Le lettrici trovano negli articoli di Pasolini un forte astio e sofferenza per la sua condizione di omosessuale che in quegli anni lo portano ad essere etichettato come un individuo “non normale”.
Questa sua situazione personale lo porta ad avere un forte rancore nei confronti della società che rifiuta tutto ciò che non si conforma e verso gli intellettuali dell’epoca.Egli ritiene che la società basata sul consumismo sia il nuovo fascismo (termine che usa per tutti gli aspetti negativi della società), e per questo considera la società comunista una realtà migliore in quanto priva del consumismo.
In questa sua concezione della realtà Pasolini cerca di negare la cruda verità ossia che il mondo comunista non rappresenta un paradiso del lavoratore come proclamato per tanti anni dalla sinistra italiana ma un mondo di povertà dove i pochi soldi degli operai erano spesi solo per il cibo.

Per alcune lettrici invece libro è risultato interessante in quanto hanno precipito la forte sensibilità e il dolore che l’autore viveva in quegli anni. Un dolore che lo portava a scontrarsi con la realtà.Una capacità che lo ha reso un profeta in quanto aveva ben visto come il consumismo e l’omologazione avrebbero dominato la vita delle persone. Una lettrice ha rivalutato il libro di Pasolini dopo averlo riletto a distanza di tanti anni in quanto è riuscita a comprendere meglio i pensieri e le emozioni dello scrittore.

Il prossimo incontro sarà martedì 2 maggio si discuterà “Ogni cosa è illuminata ” di Jonathan Safran Foer.

 

 

 

 

“In una cittadina del Sudafrica Martha si trova a gestire il proprio matrimonio, avvenuto da pochi giorni. Ha lasciato la vita libera della fattoria per vivere l’elettrizzante esperienza della città, e qui si è sposata, a diciannove anni, senza troppo interrogarsi sui suoi desideri e sul suo futuro. Presto, tuttavia, il ménage familiare e la vita sociale diventano molto più complicati di quanto non avesse supposto. Il marito si fa catturare dall’avventura della guerra e parte. Martha si trova così ad affrontare un periodo di meditazioni e di tentazioni che la porteranno a mettere in discussione quel matrimonio che solo poco tempo prima le era sembrato l’unica scelta di vita desiderabile.”

 

“Un matrimonio per bene” è uno dei primi romanzi di Doris Lessing nel quale autrice mette molto di sé stessa. Per il gruppo di lettura questo è il terzo libro letto della Doris e per tutte le lettrici è risultato inferiore rispetto ai precedenti libri.

La storia parte molto lentamente e risulta inizialmente noiosa e priva di interesse.

Il libro si incentra sul matrimonio di Martha, una giovane ragazza nata in Rhodesia (oggi Zimbwai) ma di origini inglesi, che si trovare a vivere in base a scelte fatte più per motivi sociali che per veri motivi di cuore.9788807812484_quarta.jpg.600x800_q100_upscale

Martha è per molte lettrici una ragazza viziata, incapace di compiere scelte importanti, infatti sono spesso le persone vicino a lei a spingerla nelle decisioni.

Il libro non riesce a catturare il lettore in quanto si focalizza troppo spesso sulla vita matrimoniale di Martha, la quale viene descritta in maniera noiosa e lasciando da parte gli argomenti più interessanti come ad esempio la schiavitù(apartheid) o la nascita di movimenti comunisti.

Solo verso la metà del libro la storia comincia ad essere interessante, soffermandosi maggiormente sugli aspetti politici e sociali del paese.
Il libro non riesce a catturare l’attenzione come quelli precedenti, l’unico aspetto che colpisce è la descrizione della colonia inglese, la quale risulta diversa e assai lontana come stile di vita da quella della madrepatria. La generazione di Martha risulta lontana e diversa da quella dei soldati inglesi che giungono in Sud Africa per la guerra. Questi ragazzi vengono descritti come se fossero degli estranei invece che dei connazionali. Nella colonia inglese la cultura anglosassone si rispecchia ormai solo nelle case di stile vittoriano e nelle sue vie ma risulta lontana dai cuori e dai pensieri dei coloni.

Il prossimo incontro sarà martedì 28 marzo si discuterà “Scritti corsari ” di Pier Paolo Pasolini.

 

 

Anni fatti di speranze, di lotte, di sofferenze. Di Grandi Sogni. Sono gli anni sessanta e il clan Lennox sembra non volersi o non potersi risparmiare nessuna contraddizione. I giovani, che rompono i tradizionali vincoli e chiedono libertà, vengono considerati dalle generazioni più vecchie come persone seriamente danneggiate. E Julia, la matriarca del clan, ne conosce anche il motivo: “Non è possibile passare attraverso due orribili guerre e poi dire: ‘È finita, adesso si torna alla normalità’. Si sono accartocciati, i nostri figli, sono figli della guerra”.Doris

Il primo incontro del 2017 si apre con il secondo libro di Doris Lessing.
Il dibattito entra subito nel vivo con il confronto tra gli anni sessanta descritti nel libro e l’esperienza diretta delle lettrici, dove emergono esperienze simili e altre molto distanti.
Per tutte le lettrici il libro ha rappresentato un tuffo nel passato, ricco di esperienze diverse fra loro ma legate da un filo comune: il fatto che furono anni di profonda trasformazione dei costumi  all’interno della società.

Durante gli anni sessanta alcune lettrici furono fortemente influenzate dai movimenti giovanili studenteschi guidati da carismatici leader con idee contestatrici e rivoluzionarie, molti dei quali poi, negli anni successivi, rinnegheranno tali valori perseguendo uno stile di vita opposto.
Una lettrice, in particolare, si è sentita pervadere durante la lettura dall’idea di un cambiamento radicale.

Lei durante la giovinezza aveva il desiderio di lasciare la casa dei suoi genitori e di vivere una vita indipendente. La casa dove andò poi a vivere con il marito era una casa “aperta”, dove per certo periodo ospitò un ragazzo che aveva diversi problemi con la legge.
Nonostante ciò la lettrice ritiene che adesso non farebbe più questa scelta in quanto in una casa esistono pur sempre delle regole da rispettare e spesso la convivenza può diventare difficile.

Le lettrici si sono focalizzate sul messaggio fondamentale che trasmette il libro cioè  che la libertà senza vincoli produce nelle persone più male che bene.
Il libro non è stato esente da critiche, ad esempio secondo una lettrice Doris Lessing è riuscita ad individuare i caratteri dei vari  personaggi ma da un punto di vista storico non approfondisce il rapporto causa/effetto di quegli anni tempestosi. Inoltre la lettrice ritiene che il messaggio del libro sia  negativo in quanto  dimostra il misero fallimento di un sogno.

Per le altre lettrici invece questo libro è un romanzo e perciò non si può analizzare da un punto di vista storico in quanto vengono descritti e analizzati i pensieri dei  personaggi.
Le lettrici hanno poi confrontato la loro generazione con la generazione giovanile attuale evidenziando come oggi i giovani vivono in uno stato di inerzia che li porta a non essere veri protagonisti della loro vita.

In conclusione il libro di D. Lessing ha colpito positivamente la maggior parte delle lettrici, facendo affiorare i ricordi del loro passato giovanile e ognuna di loro ha potuto riviverli e confrontarsi con tali problematiche.
In particolare il titolo del libro “Il sogno più dolce” ha portato le lettrici a riflettere in maniera consapevole sul valore di questo sogno di rivoluzione che si è rivelato poi una chimera.

Il prossimo incontro si terrà martedì 28  febbraio si discuterà “Un matrimonio per bene” di Doris Lessing.

 

Una lite violenta tra i genitori manda in frantumi il paradiso infantile dell’autrice causandole un brutale senso di vergogna. Un lacerante dramma familiare, un trauma profondo che rimane dentro di lei e che ora riaffiora in una confessione spietata. L’onta, la sofferenza che nascono dal raffronto con lo “sguardo degli alt
ri” accendono in lei il desiderio di ribellarsi, la voglia fortissima di recidere i suoi legami con quel mondo.

Il libro di Annie Ernaux ha suscitato un interessante e acceso dibattito. Il tema del libro è incentrato sulla vita dell’autrice, in particolare sul periodo dell’infanzia e dell’adolescenza in una continua ricerca di riscatto sociale ed emancipazione.

Poche lettrici hanno apprezzato questo libro sottolineando l’importanza del ricordo. Il libro ha stimolato la riflessione delle lettrici intorno al proprio passato, favorendo un interessante dibattito sulla dimensione adolescenziale, confrontandola a quella dell’autrice.

L’ontRisultati immagini per l'onta annie ernauxa è risultato essere un libro noioso e fastidioso per molte lettrici a causa della visione pessimistica della vita, con l’eccessivo soffermarsi sul tema della classe sociale che le lettrici non condividevano. É stato percepito come fastidioso l’odio dell’autrice nei confronti della sua situazione sociale e verso la sua famiglia in quanto non ha apprezzato gli sforzi dei genitori di migliorare la sua vita quindi è stata vista come un’ingrata.

Il libro sembra non coinvolgere completamente il lettore e non crea un vivo interesse nella lettura.

Le lettrici si aspettavano di più da questo libro in termini emotivi ma nonostante ciò c’è stato chi ha avuto l’occasione di riflettere sulla propria infanzia e sui valori tramandati dalla propria famiglia.

Ci sono state lettrici che si sono rispecchiate nella vita dell’autrice in quanto hanno rivissuto attraverso la lettura la propria infanzia e adolescenza e il rapporto con i genitori. I fatti narrati nel libro si sono svolti negli stessi anni in cui molte lettrici erano adolescenti e ciò ha portato loro ad un confronto con diversi valori rispetto a quelli proposti.

Interessante è la riflessione sulla situazione sociale/economica dell’autrice nel confronto con la propria, emergono quindi spesso due mondi diversi e una sensibilità differente.

Il prossimo incontro si terrà martedì 13 dicembre si discuterà “Diario di Jane Somers” di Doris Lessing.