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Fabio Rossi, giornalista svizzero trentenne, si sveglia in una camera d’ospedale e rapidamente si rende conto di due cose: la prima è che qualcuno lo ha malamente colpito in testa, la seconda è che il trauma gli ha provocato una perdita di memoria: gli ultimi cinquanta giorni della sua vita sono scomparsi. Inizia allora il tentativo di ricostruire quella parte mancante di sé ma presto la domanda che lo tormenta di più è se sia peggio dimenticare o ricordare. Già, perché le tante domande trovano risposte davvero inquietanti. Sullo sfondo di una Svizzera ricca e corrotta, una ricerca di sé che si tinge di giallo.

un-amico-perfetto

Alla maggior parte delle lettrici il libro non è piaciuto: è sembrato troppo superficiale e “leggero”. Il tema della perdita della memoria è trattato in modo banale: secondo le lettrici ci sono altri libri che approfondiscono meglio. E’ un libro che si legge e si dimentica immediatamente. Una parziale giustificazione si può trovare nel fatto che l’autore è uno scrittore per il cinema e la televisione, e in effetti il libro ha dei “tempi” molto adatti ad una scrittura cinematografica più che ad una scrittura letteraria. Non è piaciuto anche il modo in cui vengono descritti i rapporti con le donne. Il protagonista le “usa” e basta.

Alcune lettrici obbiettano che anche se è un libro “leggero” questo non è necessariamente un difetto, ci sono comunque spunti di riflessione intorno ai temi della perdita di memoria, dei rapporti di amicizia, delle contaminazioni alimentari; anche la descrizione che viene fatta della corruzione presente in svizzera è interessante e dà una diversa inquadratura su come invece è normalmente vista in Italia questa nazione. Insomma per queste lettrici nessuna lettura è inutile.

Una lettrice introduce il discorso in merito alla qualità e alle aspettative rispetto a quello che si legge. Cita una serie di conferenze sulla lettura che sta seguendo al  Teatro Litta che trova molto interessanti. In queste conferenze viene presentato una autrice alla volta che viene analizzata attraverso sia tutta la produzione letteraria ma anche facendo riferimento alla biografia dell’autrice stessa.

Inoltre aiuta sicuramente nella comprensione di un testo avere un riferimento alla vita personale dell’autore perchè permette di inquadrare, e quindi di capire meglio, certi temi, certi aspetti. Così come in questo libro di Suter è importante sapere che lavoro fa, per avere una maggior comprensione del suo stile.

Alcune lettrici obbiettano che per loro far parte di un gruppo di lettura significa avere spunti nuovi sulle cose da leggere, altrimenti ci si adagia solo nelle cose che più o meno si conosce già.

Si ma quale deve essere lo scopo di un gruppo? Fare da solo passaparola sui libri forse non è sufficiente, alcune sentono il bisogno di maggior approfondimento. E’ richiesta anche un impegno costante: il creare un gruppo stabile che legge, si incontra e discute; altrimenti c’è il rischio di spaesarsi e di non costruire una maturazione del gruppo.

Ci possono essere diversi tipi di scelte intorno ai libri: o scegliere un tema e vedere come quetso tema è stato affrontato da autori diversi , come fatto fino ad ora, pure di concentrarsi su un autore.

La proposta quindi è di leggere un libro con l’inquadratura rispetto all’autore, capire chi è, e non fermarsi ad un solo libro. Invece di seguire un filone come quello della amicizia, come abbiamo fatto fino ad ora, insistere, approfondire un autore attraverso qualche opera per capire se la sua vita, i temi che la attraversano possono darci qualche spunto per comprendere meglio la sua scrittura.

A tutte le lettrici piace molto questa svolta che viene data al gruppo di lettura, ci si impegnerà ad essere maggiormente trainanti all’interno del gruppo cercando di fare un salto di qualità.

L’obbiettivo potrebbe essere anche quello di creare dei momenti aperti all’esterno in cui si propongono delle letture su un tema (o su un autore)

Dopo alcuni brevi confronti si decide di provare a leggere l’opera di Alan Bennet , e di rivedersi dopo le vacanze estive per discuterne

“Quanto all’amore lotterà ancora per spuntare in Arabia Saudita . Si può percepire nei sospiri degli uomini annoiati seduti da soli nei caffè, negli occhi delle donne velate che camminano per le strade, nelle linee telefoniche che, dopo mezzanotte, sbocciano alla vita, nelle canzoni tristi , troppo numerose per essere contate, scritte dalle vittime dell’amore non sanzionato dalla famiglia, dalla tradizione, dalla città: Riad.”

Rajaa-Al-Saniie ha scritto questo libro a 24 anni e vive in Arabia Saudita. Il suo romanzo, che inizialmente è circolato su internet e poi pubblicato, è stato un caso letterario.  Ha venduto migliaia di copie in Libano e in Bahrein, dove molti sauditi sono andati per acquistarlo dopo che questo era stato vietato in patria.

Quattro giovani studentesse universitarie, di famiglie ricche e privilegiate, alla ricerca del vero amore. La città in cui vivono, però, è Riad, capitale dell’Arabia Saudita, e la società nella quale si muovono impone loro un numero infinito di regole e comportamenti, spesso dettati dalla famiglia o dalla comunità che non tengono in considerazione i loro desideri. Attraverso resoconti di un’anonima narratrice, che invia i propri scritti via internet, l’unico mezzo di comunicazione privata possibile, prendono forma le storie di Qamra, in continua lotta contro le tradizioni familiari e contro la propria debolezza; di Michelle, per metà araba e per metà americana, incapace di sopportare le restrizioni della società saudita e per questo vittima della maldicenza; di Sadim, ferita da un amore che la condizionerà per la vita; e di Lamis, forte e determinata a conquistare sia l’uomo di cui si è innamorata sia la libertà in un altro paese. Ragazze che condividono la medesima estrazione ma che hanno desideri e caratteri differenti, e per questo riescono a creare una loro piccola comunità, a farsi forza l’una con l’altra, a imparare dagli errori altrui in un contesto che ne permette pochissimi a chi cerca l’indipendenza

In questo incontro il gruppo si pone come obbiettivo di parlare delle proprie considerazioni rispettriado al libro, e non di raccontare semplicemente la trama di quello che si è letto.

Il quesito che subito a tutte viene in mente è: questa è una società in parte già vista o no?

Diverse lettrici sono dell’opinione che questa sia una società che per certi versi ricodi da vicino il meridione di anni fa, ed anche le condizioni sociali altre zone d’ Italia come le campagne bergamasche o venete: con i matrimoni combinati, le invidie tra le cugine, ed altri temi.

Ci si pone il quesito se questa sia una società arretrata o meno e si formano due gruppi di opinione: da un lato alcune lettrici trovano questa una società arretrata, in cui le donne non godono di diritti e gli uomini hanno tutti i privilegi e dove si auspica che le donne prima o poi possano ribellarsi. Un’altro gruppo invece ritiene che non si trati di arretratezza ma di una cultura profondamente diversa dalla nostra, l’impressione è che in realtà non ci sia  una linea così netta tra i privilegi degli uomini e gli svantaggi delle donne, infatti anche gli uomini sono vittime di questa società e hanno delle limitaizoni personali molto forti.

In questo libro le donne sognano un uomo libero dai pregiudizi ma pare che emerga che gli uomini migliori siano quelli più ligi alle regole sociali. Ad esempio il personaggio di Firas che inizialmente sembra gestire il suo rapporto con la ragazza ripudiata  molto bene , proteggendola, alla fine però diventa sfacciato e ricade nella consuetudine tradizionale  quando la chiama per dirle che la vuole come seconda moglie e non come moglie principale, relegandola quindi ad un ruolo minore.

Nelle storie convivono aspetti di modernità permessa e di modernità proibita, modernità “rubacchiata” (un esempio sono le videocassette di film che non possono portare a scuola, ma che di fatto tutte le ragazze portano e si scambiano ).

E’ una  società diversa dalla nostra ma non una società completamente uniforme in tutte le sue parti:  al suo interno presenta molte varianti, anche territoriali,  ci sono diferenze, ad esempio tra le città di  Dubai e Riad

Dal punto di vista sociale e generale il libro fornisce una panoramica abbastanza intressante: parla di persone in evoluzione ma non di una società in evoluzione, anzi di una società compatta che tende a tenere tutti omogenei.

Secondo alcune nel libro c’è l’idea che la realizzazione della donna sia solo nel matrimonio, non c’è l’idea che ci si possa realizzare in altro modo, non tutte le lettrici  sono di questa opinione in quanto c’è un personaggio che alla fine si realizzarà proprio nel lavoro. In ogni caso tutte sono concordi nel dire che la realizzazione di una donna al di fuori del matrimonio non viene presentata come cosa comune.

Una lettrice sottolinea che il tema della “libertà” nelle società non è così facile da risolvere: anche la società di cui vivamo adesso come sarà vista per le generazioni future? Una società non lascia mai una libertà assoluta. E questo soprattutto quando ci sono disparità tra i generi, tra uomo e la donna, quando i bisogni che noi consideriamo vitali ora in un’altra socità diventano altri (si f riferimento ad un altro libro letto in cui le donne volevano reprimere i bisogni delle figlie)

Anche nella società contemporanea si vedono molti centri di potere che non permettono alle idee diverse di espirmersi, spesso c’è paura del confronto  anche se nell’ideale ogni società dovrebbe poter discutere e confrontasi sui propri valori. Ritornando al libro: secondo alcune già solo per aver scritto questo libro questa ragazza sicuramente contribusce al futuro della sua società.

Si fa presente che quella illustrata è solo una parte della società della Arabia Saudita: viene mostrata la società alta, che in un certo modo ha più possibilità di muoversi anche per le condizioni economiche.  Anche da noi nella società borghese  c’era più possibilità di movimento per le donne.

L’amore comunque è visto nel libro come una via di fuga e una possibilità per uscire dai legami cosìstretti che la società impone.

Un lettrice fa osservare che nel libro c’è una ipocrisia radicata , queste ragazze hanno la possibilità di cambiare paese come cambiano un abito , ma vivono una realtà che che esula da quelle che sono le lotte vere e proprie di alcune donne orientali, tunisine, algerine, che veramente combattono con a una realtà sociale politica e religiosa forte. In questo libro c’è una lunga descrizione dei vizi e delle tendenze radicate che non sembra si possono cambiare. In tutto il libro inoltre c’è una ricchezza che viene esibita avanti ogni minuto, questa  è  un controsenso rispetto a quelloi che vive la maggior parte della popolazione.

Le ragazze descritte hanno fatto esperienza dell’estero ma questo non le ha cambiate, allora tanto valeva che stessero dov’erano, che non viaggiassero, perché non sono state in grado di confrontarsi realmente con altre culture.

La lettrice inoltre trova più ipocrisia da pate degli uomini che non nelle donne, infatti nelle donne c’è una volontà di rinnovamento concreto, invece gli uomini sono molto ipocriti perchè a parole mostrano delle aperture ma poi nei fatti si conformano agli usi.

Il tema le sembra, per concludere, che sotto ogni cielo  la donna è quella che paga di più. Però le è sembrato un messaggio debole perchè ha letto a riguardo cose più significative.

Un’altra lettrice commenta che le è piaciuto prima di tutto per la forma con cui è scritto.  “Per chi mi conosce sa che io la posta elettronica  la apro poco, ma questa idea di utilizzare le mail, cioè di scrivere il libro come una raccolta di mail, l’ho trovata un modo nuovo e diverso per scrivere un libro.  Questo tipo di scrittura è già di per sè  un voler uscire da un mondo chiuso perchè le mail comportano una risposta, non tanto uno scambio di idee dato che la ragazza protagonista è ferma nelle sue opinioni, ma comunque comportano uno scambio.”

Altre lettrici invece hanno fatto fatica a capire questo meccanismo dell email, però convengono che sono uno strumento per informare tutti quanti, così come  le trasmissioni televisive sono  un modo per tenere omogenea la società, le mail sono un modo per informare che va oltre quello ufficiale.

Secondo questa lettrice ci sono dei buchi nella storia di alcuni personaggi, come il personaggio di Michelle, della quale non si capisce qual’è l’evoluzione finale

Le donne rappresentante comunque sono figure che colpiscono e che rimangono in mente

La scrittura resenta  una proporzione non eccessiva nelle descrizioni che lo rende una lettura piacevole

“E come posso essere così fiera delle mie stupide amiche che continuano in questa ricerca senza speranza e che, probabilmente, seguiteranno a farlo per il resto della vita…………. Sant’iddio a noi ragazze di Riahd sono state proibite troppe cose. Non toglieteci anche la benedizione dell’amore”

Secondo molte il libro chiude con questa frase di speranza

Una lettrice osserva che quando leggiamo un libro dobbiamo evitare di diventare moralisti, la doppia morale noi la vediamo tutti i giorni, più gli uomi o le donne sono influenti e più hanno una doppia morale, questo accade soprattutto nella upperclass. Non dimentichiamoci che fino agli anni 70 in Italia avevamo ancora il diritto d’onore non avevamo il divorzio e non avevano la legge sull’aborto. Ma tutte queste innovazioni non si sono tradotti subito in comportamenti chiari e lineari da parte di tutti. Ad esempio le famose ragazze olgettine di cui abbiamo appreso dalle intervettazioni, venivano sostenute dalla famiglia, dove le collochiamo queste se non in un modello arraffane che non investe sull’emancipazione della donna. È un tema molto delicato questo delle cultre a confronto. Quando si mettono a confronto i modelli si mettono a confronto le differenze ma non si deve avlutare una coe migliore di un’altra

Nel libro gli uomini vengono massacrati, le ragazze non riescono a fare un salto psicologico, ma se ci pensiamo i matrimoni di interesse erano una realtà anche da noi anche e soprattutto nelle classi alte. Il peso della religione è un peso alto ma anche da noi (abbiamo la presenza del Papa  che influenza molto, in Italia per esempio non si fanno le unioni gay) bisogna essere più attenti quando si danno dei giudizi. Quello che la lettrice ha percepito è che la donna è una fede custode della tradizione, ma anche le nostre donne hanno sempre portato avanti le tradizioni,  anche da noi le donne non hanno poi tanto potere. Tra le tante adolescenti nel libro che non possono fare il salto, la più autonoma è Michelle ma c’è dietro una storia famigliare diversa in cui è la donna quella che viene da un’altra cultura. Se la donna è la custode della tradizione forse il cambiamento passa dalla donna .

A questo punto le lettrici si chiedono in che modo il tema dell’amicizia, che era il tema scelto per le letture , è interpretato in questo libro. Si è abbastanza concordi nel dire che l’amicizia presentata in questo libro è più una complicità femminile. Lo scambio di idee, la gelosia ecc, sono tutti sentimenti provati nell’amicizia

Il prossimo incontro sarà il 21 maggio si discuterà “Un amico perfetto” di Martin Suter

narciso_e_boccadoro Il giorno 18 dicembre il gruppo di lettura si è riunito per discutere del libro “Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse.

“Nel medioevo leggendario del cattolicesimo monastico si snoda la storia dell’amicizia fra il dotto e ascetico Narciso, destinato ad una brillante carriera religiosa al riparo dalle insidie del mondo e della storia, e Boccadoro, l’artista geniale e vagabondo, tentato dall’infinita ricchezza della vita e segretamente innamorato anche della sua caducità. Ripercorrendo una delle epoche storiche che più gli erano congeniali, Hesse torna a riflettere sul tema, centrale nella sua poetica, tra natura e spirito, fra eros e logo, fra arte e ascesi, alla ricerca di una loro possibile integrazione.

Narciso e Boccadoro (1930)  è stato uno dei maggiori successi di Hesse a dispetto delle riserve espresse dalla critica più recente, pone al lettore, in un’accattivante, limpida fusione di favola simbolica e romanzo picaresco, i medesimi inquietanti interrogativi sulla condizione dell’uomo contemporaneo, che le altre opere dello scrittore, in particolare il Lupo della steppa , affrontano nelle forme ardite e dissonanti della modernità. ” (dalla quarta di copertina)

Il libro è piaciuto a quasi tutte le lettrici che l’anno trovato denso di spunti riflessivi e di simbologia.
Tutte sono d’accordo nel ritenere che non si tratta di un libro che parla della semplice amicizia tra due uomini, ma che questa amicizia rappresenti le due facce dell’animo umano. L’amicizia cos’è? È simbiosi ma anche diversità.
Da un lato la figura di Narciso: riflessiva e studiosa, e dall’altra quella di Boccadoro: vitale e ansioso di immergersi nel flusso della vita. I due protagonisti sono diversi eppure complementari.
Una lettrice suggerisce che si possa addirittura trattare di una stessa persona, descritta attraverso la differenziazione dei due aspetti dell’animo, a simboleggiare la multidimensionalità della persona umana.
Può sembrare un libro che parla del rapporto tra maestro e discepolo, rapporto che sfocia in una forma d’amore
L’uno ammirava l’altro ritenendolo superiore a se stesso , anche se Narciso inizialmente si riteneva superiore e un po’ freddo. Nel rapporto tra i due Narciso si tratteneva perchè lo frenava l’orrore di quegli insegnanti che si innamorano dei giovanetti allievi , per averlo provato lui stesso
Narciso aveva capito subito quale magnifico uccello d’oro gli fosse volato incontro. Anche fisicamente diversi, avevano entrambi  ricevuto un monito particolare dal destino. Boccadoro amava l’arte la quale non era un puro dono ma questa richiedeva sacrifici.
I due uomini utilizzano  metodi diversi, ma entrambi sullo stesso piano, nella loro ricerca che ha la finalità di capire il senso della vita e il senso delle cose. Da un lato la ricerca dell’artista, dall’altro la ricerca del contemplativo. Anche se a molte è piaciuto di più il personaggio di Boccadoro, concordano sul fatto che è Narciso quello che ha fatto la ricerca più faticosa. Infatti narciso solo attraverso Boccadoro ha potuto capire che nella ricerca della verità hanno importanza i sentimenti e non si può ridurre tutto ad un fatto mentale. Narciso ha riconosciuto alla fine che “La mia vita è stata povera d’amore”

E’ anche un romanzo di formazione. Un giovinetto entra in convento per fare le cose che il padre ha deciso per lui ma crescendo si discosta da questa imposizione. La figura di Boccadoro è segnata dal padre duro e anafettivo che ha allontanato la madre e che con questo gesto ha segnato tutta la vita del giocane. Infatti Boccadoro ricercherà la figura materna in tutte le donne che incontrerà, non potendosi mai realmente legare a nessuna di essa.
E’ stato rilevato come la figura della donna sia uno degli elementi importanti  del romanzo: su questo punto alcune lettrici non concordano: secondo alcune nel libro la donna è vista sempre in modo negativo, secondo altre la ricerca di Boccadoro è incentrata verso LA donna, colei che genera e che dona la vita. L’autore nel libro non vuole rappresentare la madre Maria ma vuole rappresentare la madre Eva, la prima madre. In ogni caso le lettrici concordano che manca completamente l’aspetto del rapporto uomo donna ma che la donna è un mezzo attraverso cui Narciso ricerca se stesso, le proprie origini e la propria spirtualità, quindi non ama le donne che incontra per le donne stesse ma solo in funzione della sua ricerca di identità. Anche il rapporto carnale con le donne è visto come una contrapposizione tra spirito e materia.

Altro importante aspetto è quello relativo all’arte. E’ necessario provare le emozioni più forti e profonde per arrivare a immedesimarsi e a comprendere l’arte. Nell’osservare i moribondi , i cadaveri, oppure le partorienti Boccadoro faceva la scoperta dell’arte nel dolore.

Un paio di lettrici hanno rilevato che lo stile di scrittura è un po’ superato, è stato paragonato  a Tomas Mann , anche se affronta periodi diversi, ma si somigliano nelle descrizioni. Proiezione che Narciso fa della sua vita su Boccadoro è simile al personaggio di  Tomas Krueger

Una lettrice ha invece detto che il libro non le è piaciuto, ha trovato la fine scontata e soprattutto non ritiene che il personaggio di Narciso sia un personaggio positivo.
Le è parso tutto sommato che fosse un riprendere la parabola del “filgiol prodigo”: una metafora del camminamento dell’uomo: il  percorso che fa il protagonista e poi la conversione col ritornare a quella che era l’essenza  del rapporto tra i due protagonisti dato che tutte le altre persone che aveva incontrato non gli davano relazioni buone.
Rileva inoltre un legame con figure del vangelo.
Narciso è stato un manipolatore di Boccadoro: avendo questa capacità di leggere nel suo animo lo ha spinto a fare delle scelte che forse da solo non avrebbe fatto. Il rapporto tra mastro e discepolo dovrebbe essere libero da condizionamenti e dovrebbero entrambi fare un percorso insieme. Secondo la lettrice quindi non si può parlare di vera amicizia tra i due ma di condizionamento.
Questo punto di vista non è condiviso alle altre lettrici che invece attraveso la lettura di un brano sottolineano come Narciso sia stata una figura positiva per Boccadoro

Una lettrice sottolinea come il valore del libro sia proprio nel fatto che Narciso non è una figura classica dell’insegnante o dell’amico e del genitore, che generalmente non ti accetta se non corrispondi all’idea schematica che hai di lui. Qui c’è la capacità di vedere le pulsioni e le cose anche contrarie a se stesso ma comunque di accettarle. Narciso non aveva paura di quello che non conosceva. E’ una storia di rapporti sani tra le persone, non c’è uno che vuole condizionare l’altro. La figura del condizionatore è semmai  il papà di Boccadoro.

Boccadoro  ha avuto nel suo vagabondare la possibilità di abbandonare la vita del convento ma non l’ha mai fatto ritornandoci.
E’ un libro senza peccato, un libro che è un inno alla vita e non considera il peccato e la virtù come antagoniste.

Prossimo libro in lettura “Cu sono bambini a Zig Zag” di David Grosmann. Verrà discusso martedì 22 Gennaio

paaslinaIl 13 Novembre , dopo la pausa estiva, il gruppo di lettura si è ritrovato a commentare il libro “Piccoli suicidi tra amici” di Arto Paaslina.

Il direttore fallito Onni Rellonen decide di ritentare il suicidio. Per commettere il gesto supremo sceglie un posto tranquillo, un vecchio fienile appartato, ma il posto è già occupato dal colonnello Hermanni Kemppainen, che per lo spavento dell’arrivo di Onni scivola con il cappio al collo. Fortunatamente il nuovo venuto gli salva la vita e i due passano molto tempo parlando del proposito comune, trovando anche conforto l’un l’altro. Si rendono conto che in Finlandia il problema dei suicidi è molto sentito, mettono un annuncio sul giornale per trovare altri disperati come loro bisognosi di aiuto. L’annuncio ottiene un grande successo, i due ricevono un gran numero di lettere. Per problemi organizzativi cercano la collaborazione di una persona esperta in lavori di segreteria: la trovano nella conturbante vicepreside Helena Puusaari, che a sua volta aveva risposto all’annuncio. I tre organizzano un seminario sul tema, invitando gli interessati in un ristorante di Helsinki. Dall’incontro nascono idee particolari, gli aspiranti suicidi vogliono compiere l’estremo atto in compagnia, ma in modo “elegante”. Partono attraversando la Finlandia, cercando i compagni di sventura che non avevano potuto partecipare al seminario, trovando tra uno di loro un autotrasportatore proprietario di un pullman granturismo che guida la comitiva fino a Capo Nord, dove viene tentato il primo suicidio collettivo. I membri del gruppo non sono ancora tutti convinti, attraversano l’Europa per arrivare a compiere il gesto finale in Portogallo, ma tra avventure, incontri e perdite inaspettate di qualcuno del gruppo, gli appartenenti alla Libera Associazione Morituri Anonimi (così infatti si erano autodenominati) non ritengono più necessario abbandonare la vita.

In generale il libro è piaciuto, è stato apprezzato lo stile ironico e “scoppiettante”. Molte delle perplessità iniziali che alcuni membri del gruppo avevano in riferimento al tema trattato (il suicidio) si sono risolte positivamente. Il libro infatti secondo molte parla non solo della morte ma anche della vita. Molte hanno rilevato che nel libro viene messo in evidenza di come le persone siano in realtà sole e bisognose di contatti. Le difficoltà della vita a volte sembrano insormontabili e portano al desiderio del suicidio, ma l’amicizia e la solidarietà con altre persone può aiutare a superare queste difficoltà.

Nel libro c’è in realtà un profondo rispetto per la vita, anche se tutto è trattato in chiave ironica e a volte manca un poco di approfondimento.
La narrazione è a grappoli, ci sono storie che vengono sviluppate in parallelo ma non tutte vengono poi approfondite.
Alcune lettrici hanno particolarmente apprezzato le atmosfere finlandesi ritengono che il libro sia molto legato al contesto in cui è inserito il libro.

Interessante il fatto che i personaggi siano sempre identificati anteponendo al nome il loro “titolo” (Il Colonnello, la Preside, il direttore  ecc) quasi a significare che spesso la propria interiorità non corrisponde all’esteriorità della persona.

Sono stati notati alcuni riferimenti simbolici: all’inizio del libro i due protagonisti giocano a spararsi con una sveglia sulla testa e questo simboleggia che da allora in poi la storia sarà come sospesa nel tempo e nello spazio, il tempo inteso anche come tempo di vita e tempo di morte,  la  rottura dello spazio in riferimento al continuo peregrinare dei personaggi. Il viaggiare è stato messo in relazione con la necessità in alcuni momenti di rivedere le proprie modalità di vita, con il bisogno di rompere gli schemi.  La Convivenza in cui si trovano i personaggi ha fatto riemergere i bisogni reali delle persone che si trovavano a dover affrontare i problemi concreti  del quotidiano (procurarsi da mangiare, cucinare, dormire ecc)  e quindi a riappropriarsi della voglia  di vivere

Il prossimo appuntamento per il gruppo è fissato per martedì 18 dicembre. si parlerà di “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse

Sabato 26 novembre 2011, alle ore 18 .00,  il gruppo di lettura della biblioteca di Melegnano incontra la scrittrice Marisa Saccon in occasione della fiera della piccola editoria “Un libro a Milano 2011” (http://www.unlibroamilano.it).

L’incontro si terrà presso la biblioteca comunale “Carlo Emilio Gadda”  in piazza delle Associazioni. L’ingresso è gratuito.

Le streghe di Dominique
di Marisa Saccon

Rue Dominique, un quartiere della Marsiglia anni ’60 e il fermento vitale di nuove generazioni che crescono e si affacciano al mondo.
Un mondo che è una strada, un campetto da calcio improvvisato, un gruppetto di ragazzi e ragazze che cominciano a sperimentare l’ebbrezza nuova, l’intensità conflittuale, il sapore forte di passioni e sentimenti. Rue Dominique sembra improvvisamente scossa da un evento imprevisto: l’arrivo di Estebanah, la ragazza venuta da lontano, capace di ammaliare come le fate e sedurre come le streghe. Rue Dominique non sarà più la stessa strada

Venerdì 25 novembre 2011, alle ore 21.00,  Melegnano incontra gli scrittori Maria Grazia Grimaldi e Pippo Bellone in occasione della fiera della piccola editoria
“Un libro a Milano 2011” (http://www.unlibroamilano.it).

L’incontro si terrà presso la biblioteca comunale “Carlo Emilio Gadda”  in piazza delle Associazioni. L’ingresso è gratuito.

“LAKISTRAIK”
di Maria Grazia Grimaldi

Un improbabile detective affronta con entusiasmo il suo primo caso difficile: la scomparsa di otto “Thelma e Louise”.

Salite su un pulmino dall’aria fricchettona e, attraverso un tunnel dimensionale, sembrano davvero scomparse nel nulla.

Un caso ai limiti della realtà nato dal ritrovamento, da parte della figlia di una di loro, di un manoscritto abbandonato nel cassetto.

 

 

“Partire con un treno… tornare con facebook”
di Pippo Bellone

Sono gli anni ’60 del boom economico, del paese che scopre un certo benessere, certi “lussi”, ma sono anche gli anni della migrazione da Sud verso Nord e verso altri paesi.

Ecco il treno, quel partire che lacera i sogni, gli affetti di un bambino.

Poi con il passare del tempo, la tecnologia gli dà la possibilità di un ritorno…

Culto della giovinezza, idolatria dell’intelligenza, ossessione della crescita economica, tirannia della moda: sono alcuni dei miti di oggi che Umberto Galimberti passa in rassegna per smontarli e denunciarne la natura ingannevole, mostrando come i falsi miti siano in realtà “idee malate”, non avvertite come tali, e quindi tanto più capaci di diffondere i loro effetti nefasti senza trovare la minima resistenza. Sono i miti del nostro tempo, le idee che più di altre ci pervadono e ci plasmano come individui e come società. Quelle che la pubblicità e i mezzi di comunicazione di massa propongono come valori e impongono come pratiche sociali, fornendo loro un linguaggio che le rende appetibili e desiderabili. I miti sono idee che ci possiedono e ci governano con mezzi non logici, ma psicologici, e quindi radicati nel profondo della nostra anima. Sono idee che abbiamo mitizzato perché non danno problemi, facilitano il giudizio, in una parola rassicurano. Eppure molte sofferenze, molti disturbi, molti malesseri nascono proprio dalle idee che, comodamente accovacciate nella pigrizia del nostro pensiero, non ci consentono più di comprendere il mondo in cui viviamo. Per recuperare la nostra presenza al mondo dobbiamo allora rivisitare i nostri miti, sia quelli individuali sia quelli collettivi, dobbiamo sottoporli al vaglio della critica perché i nostri problemi sono dentro la nostra vita, e la nostra vita vuole che si curino le idee con cui la interpretiamo.

La discussione avverrà martedì 4 ottobre 2011, alle ore 17.45.