Martedì 6 aprile 2010, alle ore 17.45, il gruppo di lettura si è ritrovato per discutere il libro di Banana Yoshimoto, Presagio triste.
Il libro narra di Yayoi, una ragazza diciannovenne, che vive un’esistenza felice, così sembrerebbe, all’interno di una serena famiglia giapponese.
Questa apparente serenità è però turbata da un triste presagio che Yayoi pensa generato dalla sua incapacità di ricordare la sua infanzia e dal suo amore per il fratello.
“Non c’è nessuno che riesca a fuggire del tutto dall’incantesimo dell’infanzia” (p. 98). Per dissipare ogni dubbio, la ragazza cercherà delle risposte andando a vivere con la zia, che invece conduce un’esistenza disordinata, trascurata e malinconica.
È un romanzo sul passaggio di un’adolescente all’età adulta. Anche questo libro affronta il tema dell’adozione, legato al segreto celato dalla famiglia, ma non nello stesso modo di “La figlia perfetta” e di “La figlia dell’altra”.
Alla maggioranza del gruppo è piaciuto molto ed è stato letto piacevolmente. Alcune avevano letto “Kitchen” della Yoshimoto, che non gli era piaciuto. Ha colpito questa scrittura semplice e chiara, che approcciava sensorialmente alla vicenda: grande capacità dell’autrice di evocare paesaggi, facendo sentire il lettore parte di quello sfondo. Eri su quella montagna dove c’era quella casa, eri a quell’ora in quel treno che viaggiava.
Qualcuna ha trovato che mancava una trama, ma qualcun’altra, pur riscontrando questa mancanza, non si è infastidita. L’introspezione e la leggerezza, con cui è raccontata, hanno fatto apprezzare questo modo di scrivere e di raccontarsi, facendo uscire una vicenda in maniera disincantata. Insomma questa apparente semplicità è piaciuta molto nonostante la situazione descritta sia complessa.
C’è chi ha trovato che la storia ha molti parallelismi con i cartoni animati di Hayao Miyazaki e i manga giapponesi che trattano l’adolescenza. Le lettrici non hanno invece capito perché l’adozione di Yayoi sia rimasta nascosta, tranne qualcuna che ha gradito il fatto che le cose si raccontino quando accadono, quando è giunto il momento in cui si svelano, senza troppe elucubrazioni mentali.
Quelle che non sono rimaste soddisfatte dalla lettura hanno ravvisato nel comportamento di Yayoi l’atteggiamento di una donna trentanovenne, facendone quasi una storia fuori età. Allora qualcuna ha detto che in Giappone i ragazzi di tredici anni sono considerati adulti e hanno libertà per noi inimmaginabili.
Le insoddisfatte hanno poi trovato strani questi rapporti amorosi tra insegnante e studente e tra sorella e fratello. A detta delle altre è semplicemente un modo differente di rapportarsi alle vicende della vita. Hanno apprezzato il fatto di vedere il cielo come un sipario, la scenografia di un paesaggio interiore, come nel libro “L’amante di Brecht”. “Il vento cominciava a soffiare più forte. Come un sipario di velluto che cala lentamente, il cielo si faceva sempre più scuro, e le stelle cominciavano a venire a galla a una a una” (p. 127).
Il prossimo incontro è fissato per martedì 18 maggio 2010, alle ore 17.45. la discussione sarà sul libro di Pablo Tusset, Il meglio che possa capitare a una brioche.