Martedì 23 febbraio 2010, alle ore 17.45, il gruppo di lettura si è ritrovato per discutere il libro di David Grossman, A un cerbiatto somiglia il mio amore.
Il libro narra la vicenda interiore di Orah, una donna israeliana, il cui figlio Ofer partecipa volontariamente al conflitto israelo-palestinese. A fare da sfondo alla storia prima c’è la guerra dei 6 giorni poi il recente conflitto con i palestinesi.
Diverse non sono riuscite a finire il libro, alcune lo hanno trovato prolisso. Però, a parte le prime cento pagine, tutte lo hanno trovato molto piacevole e ben scritto. Chi ha letto altri romanzi di Grossman, come Col corpo capisco, dice che la sua scrittura racchiude una certa sensualità, una certa ridondanza.
C’è chi si è sentita in crisi di fronte a questa lettura: solidale con questa madre che è angosciata dall’idea di avere un figlio in guerra, generando addirittura uno stato di ribellione, e arrabbiata con l’atteggiamento di questi uomini che sembrano inconsapevoli della situazione di guerra che si vive in Israele.
C’è anche chi sostiene che la consapevolezza della guerra non sia esclusivamente femminile e riferendosi alla protagonista afferma che questa consapevolezza dipende dall’ambiente familiare in cui si è cresciuti. Orah è figlia della generazione che ha subito l’olocausto, per questo trova che sia così sensibile. Inoltre è convinta che ci siano molte donne israeliane che non sono come Orah e che esistano uomini che invece pensano e agiscono come lei.
La protagonista è piaciuta molto, si tratta di una persona, aderente alla realtà, che lotta contro l’angosciante notizia e non riesce a dominare gli eventi.
L’umanità vive bene il presente se può progettare il futuro, ma quando le viene tolta la possibilità di pensare ad una possibilità di vita vive una situazione di angoscia disperata.
A tutte è piaciuta l’idea di elaborare l’angoscia camminando, facendo del trekking per le montagne.
Hanno trovato che esiste anche un comportamento scaramantico per non fare accadere situazioni sgradevoli o tragiche.
Tuttavia avvertono che la storia è vissuta come appartenente a una cultura diversa da quella italiana, facendo scoprire una realtà sconosciuta, quella di un paese che trova una propria identità nello stato di guerra permanente. Si tratta di una realtà molto complessa, tant’è vero che la guerra qui assume una dimensione privata.
Il prossimo incontro è fissato per martedì 6 aprile 2010, alle ore 17.45. la discussione sarà sul libro di Banana Yoshimoto, Presagio triste.