Martedì 15 dicembre 2009, alle ore 17.45, il gruppo di lettura si è ritrovato per discutere il libro di A.M. Homes, La figlia dell’altra.
Si tratta di una storia vera, di una lettura dolorosa che risponde a molte domande sull’adozione.
La scrittrice, adottata alla nascita dalla famiglia Homes, a 31 anni è contattata dalla madre naturale. Inizia così un percorso di ricerca di un’altra identità, dove i suoi genitori sono due enigmatici personaggi con molti problemi da risolvere e con strane somiglianze fisiche.
Le nostre lettrici hanno trovato il libro interessante per il tema affrontato sulle persone adottate. È stato utile per avvicinarsi a questa parte di umanità che vive sempre in un contesto di dualità tra genitori adottivi e genitori naturali.
Hanno trovato coinvolgente l’importanza che A.M. Homes dà all’identità, al concetto di appartenenza e di continuità familiare tra le diverse generazioni, alla ricerca delle proprie radici per darsi delle risposte sulla vita. Per certi versi questa costante ricerca d’identità ad alcune ha ricordato Profumo di Patrick Süskind.
“Essere invisibile è la mia più grande paura. Implodo, mi ripiego su me stessa come un origami. Provo a parlare ma mi mancano le parole. La mia reazione è primitiva, anteriore al linguaggio, anteriore alla cognizione, è la memoria del corpo” (p. 79).
I suoi genitori naturali sono veramente problematici: la madre richiede ossessivamente di essere amata da lei; il padre la incontra sempre al ristorante degli hotel o le telefona sempre dall’auto perché in casa c’è la moglie, trasmettendo un senso d’impotenza e di vuoto esistenziale. Questi genitori naturali sono davvero strani individui, che fanno dire a tutte meno male che la Homes è stata adottata.
È piaciuta molto la figura della nonna adottiva che con il dono del tavolo dà alla scrittrice quella identità e quella appartenenza che tanto cercava.
“Penso a quanto sia interessante e strano che quando una donna si sposa, tradizionalmente perde il suo nome, essendo assorbita nel cognome del marito: di fatto si perde, evapora da tutti i documenti nei quali compariva con il suo nome da nubile. Finalmente capisco la rabbia che c’è dietro il femminismo, l’idea che in quanto donna sei una proprietà che viene trasmessa dal padre al marito, mai un individuo che esiste indipendentemente da loro. D’altro canto, è anche uno dei pochissimi modi in cui si possono far perdere le proprie tracce in modo legittimo; nessuno lo mette in discussione” (pp. 148-149).
Però il libro non ha convinto tutte: alcune sono rimaste perplesse del fatto che non parlasse della sua vita, in fondo la vicenda si sviluppa negli anni; la spasmodica ricerca di chi fosse ha annoiato parecchio; il tipo di scrittura asciutta talvolta stancava.
Il prossimo incontro è fissato per martedì 12 gennaio 2010, alle ore 17.45. la discussione sarà sul libro di Cormac McCarthy, La strada.