Martedì 3 marzo 2009, ore 17.45, il gruppo di lettura della biblioteca di Melegnano si ritrova e, come è accaduto l’ultima volta, è nuovamente numeroso. Il libro in discussione è Stupore e tremori di Amélie Nothomb.
Il libro, che è piaciuto molto, è ambientato negli uffici di una ditta giapponese, presenta una rigida organizzazione del lavoro con capi e subordinati e mette in evidenza come l’ultima delle impiegate arrivate sia schiacciata dal sistema. È la descrizione di un mondo che non valorizza la persona. Narra forse di un’esperienza autobiografica.
Si tratta di un libro che dà piacere nella lettura, fa crescere la voglia di continuare a leggere e lascia la nostalgia di essere arrivati alla fine.
Le lettrici hanno trovato che la scrittura della Nothomb sia incredibilmente bella e godibile. Molte concordano nel ritenere geniale, un capolavoro di scrittura, il capitolo che narra dell’olandese e del suo problema di sudorazione.
Hanno apprezzato molto la necessità della protagonista di trovare sempre risorse personali per liberarsi, e in un certo senso emanciparsi, dalla condizione di impiegata straniera, o meglio non giapponese, che non capisce nulla e quindi non degna di svolgere un lavoro appagante.
Questo non capire è più legato alle riserve che la cultura giapponese ha nei confronti di chi è estraneo ad essa, per razza e per condizione, dimenticando che potrebbero esserci persone che invece la considerino propria se non altro per nascita.
Su questo aspetto tutte dichiarano che non avrebbero mai pensato che la cultura giapponese fosse così come Amélie Nothomb l’ha descritta, soprattutto quella del lavoro: non si è lavoratori, ma si è sudditi. Certamente il Giappone che si presenta qui non sembra lo stesso del libro di Muriel Barbery, L’eleganza del riccio.
Qualcuna prova a dire che forse ci sono dei casi simili anche nella nostra cultura. Un’organizzazione così rigida la si ritrova anche da noi, in fondo l’ipocrisia non ci è estranea. Potrebbe forse assomigliare alla condizione di alcuni lavoratori precari? o di chi svolge per necessità un lavoro demotivante?
Ma ritornando al libro è straordinaria la descrizione delle convenzioni e dei rituali a cui i protagonisti devono attenersi, quasi a testimoniare che l’esistenza sia l’azienda.
Inoltre le lettrici hanno trovato disumana la condizione delle donne giapponesi in sudditanza verso il maschio, che non ammette dialogo tra i sessi. A questo riguardo alcune lettrici raccontano di come sia costrittivo per una donna indossare un kimono, che per noi occidentali rappresenta la bellezza femminile. La donna che indossa il kimono non può addirittura sedersi ma solo inginocchiarsi.
Infine hanno trovato che sia messa in evidenza l’attrazione dell’impiegata nei confronti della sua diretta superiore, come la vittima con il carnefice, cosi come nel film di Liliana Cavani, Il portiere di notte.
Prima di lasciarci si decide la prossima lettura. Si presentano due libri Oscar e la dama in rosa di Eric-Emmanuel Schmitt e Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron. Tutte scelgono di leggerli entrambi per martedì 7 aprile 2009.
Consiglio anche la lettura di “Metafisica dei tubi” della stessa autrice.
Brillante.